Galleria Trincia - Il sogno di Enea - Salvator Rosa seguici su facebook

Il sogno di Enea - Salvator Rosa

ST-2480

Il sogno di Enea - Salvator Rosa


Il sogno di Enea. Bellissima e rara incisione su rame del 1666 (secondo alcuni, secondo altri è del 1661). Misura cm 35,2 x 23,8. Mostra Enea dormiente mentre sogna il Dio Tevere. Il Tevere dice ad Enea che Ascanio fonderà una città di nome Alba e che Lui (il Tevere) resterà lì, dove regnerà la potenza dei Romani. Enea sta avendo un sogno premonitore che gli dice dove e come sorgerà la città di Roma. Bisogna cercar di capire cosa il Maestro Napoletano volesse far intendere a chi ammirava l'opera. Questa incisione mostra la premonizione di Enea sulla fondazione di Roma, è una stampa che racconta le origini della capitale del mondo...e se ha la filigrana col giglio, poco conta in confronto alla poesia e l'arte di Salvator Rosa e di Virgilio. Riprendiamo l'arte per ciò che è, trasmissione di emozioni, valori e tradizioni. O sbaglio? Ad ogni modo, tornando alla descrizione classica, ma dovuta: la stampa è in buone condizioni, rifilata alla battuta del rame, stampata su carta vergata con filigrana giglio nel cerchio con lettera B (Bartsch XX.277.23). Incisa da Salvator Rosa (1615-1673), pittore, incisore, poeta, musicista e visionario. Nato a Napoli, un vero e proprio genio ribelle che odiava l'ignoranza e la lussuria del mondo (lo scrisse chiaramente nelle sue Satire, mi sembra fosse la terza), critico verso chiunque non avesse il suo genio (quindi verso tutti), condusse una vita a dir poco movimentata. Inizialmente lavorò con Jusepe de Ribera (lo Spagnoletto), si trasferì a Roma nel 1634 dove rimase due anni. Tornò a Napoli per un breve periodo per poi tornare nella Capitale dove dipinse "L'incredulità di San Tommaso" e dove durante il carnevale, entrò in conflitto polemico col Bernini. Nel 1639 si stabilì a Firenze dove dipinse la più bella opera esoterica che sia mai stata prodotta "Streghe e incantesimi". Nell'ultimo periodo della sua vita soggiornò nuovamente a Roma dove incise parecchie lastre che poi esponeva nella mostra annuale al Pantheon (anche lì entrò in polemica con gli incisori dell'epoca). Morì alle idi di Marzo del 1673 come riportato nell'epitaffio sulla sua tomba, scritto dal figlio: D.O.M. SALVATOREM ROSAM NEAPOLITANUM PICTORIS SUI TEMPORIS NULLI SECUNDUM POETARUM OMNIUM TEMPORUM PRINCIPIBUS PAREM AUGUSTUS FILIUS HIC MOERENS COMPOSUIT SEXEGENARIO MINOR OBIIT ANNO SALUTIS MDCLXXIII IDIBUS MARTIIS. Lunga vita a Salvator Rosa!

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